Caribbean 5000 - Caribbean (Philip Watch & Jenny/Phigied)

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Hydroman
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Caribbean 5000 - Caribbean (Philip Watch & Jenny/Phigied)

Messaggioda Hydroman » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-02-25 00:38,

CARIBBEAN 5000 ANNI 80

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Prendiamo i primi dati dal sito ufficiale : http://www.philipwatch.net/pw_it/pw-mc-n19

LINEA: Caribbean 5000
CASSA: Monoblocco/Acciaio
VETRO: Minerale
TIPO DI MOVIMENTO: Quarzo 3H C/Data
MIS. ANSA: 18 mm
ALTEZZA: 12 mm
CALIBRO MOVIMENTO: Eta 955.112
CORONA: A vite
IMPERMEABILITÀ: 100 atm
DIAMETRO CASSA: 43 mm
BRACCIALE: Acciaio
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Due esemplari dell’orologio subacqueo che è rimasto nel cuore di molti appassionati per l’originalità estetica, per la robustezza e per la tecnica, piuttosto rara, che prevede una cassa monoblocco brevettata (se ne parla più avanti) e dall’elevata impermeabilità.
Anche se, curiosamente, sul fondello non troviamo dati precisi, ma la più generica scritta “ super waterresistant”. Molti professionisti hanno comunque usato questo Caribbean (che in alcune versioni montava anche un movimento meccanico a carica automatica) con grande soddisfazione e senza mai incontrare il minimo problema.Dal punto di vista estetico il Caribbean 5000 appare oggi molto datato anche perché il suo obiettivo non è mai stato quello di attirare l’attenzione per la bellezza, ma per le potenti qualità tecniche. Piaceva molto ai professionisti dell’epoca, ma si deve comunque riconoscere che questo modello, massiccio e molto resistente, era dotato di una serie di raffinatezze. A cominciare dal bracciale con le maglie in acciaio pieno, proseguendo con una chiusura pieghevole composta da ben sei elementi, il sistema di prolunga per poter indossare l’orologio sopra la muta o ancora la leva di sicurezza a ponticello, per evitare aperture accidentali. Come in tutte le casse monoblocco, nella parte esterna è presente una fresatura in cui è inserito il bracciale. Va ricordato inoltre che in una cassa di questo tipo era praticamente impossibile (se non aumentando vertiginosamente i costi) proteggere la corona con due spallette. Philip Watch aveva comunque trovato una soluzione effiicace: una fresatura nel consistente spessore dell’acciaio poneva la corona (serrata a vite) in posizione incassata nella carrure e quindi efficacemente protetta: più o meno accentuato a seconda dei modelli, l’incasso era quindi sempre presente; vi si infilava a pressione (l’operazione si chiama calettatura) il tubicino per la chiusura a vite e lo si fissava con una goccia di colla, così che se la corona veniva stretta troppo con l’insieme non venisse via dalla cassa: occasione per ricordare che la corona serrata a vite non deve mai essere stretta allo spasimo per non rischiare di rovinare la guarnizione o, peggio ancora, l’intero dispositivo.
Da notare anche il vetro minerale temperato, di ottima qualità e di notevole spessore, piatto sulla parte esterna e bombato in quella interna. Una simile lavorazione spiega la scelta di un vetro minerale anziché di un vetro zaffiro, che all’epoca sarebbe stato troppo costoso e forse ancora impossibile da sagomare. Anche la lunetta girevole ha comportato una lavorazione complessa: di forma bombata, in modo da creare una sorta di ideale prosecuzione con la curvatura della carrure, presenta quattro piccole sporgenze arrotondate che permettono una presa migliore e una maggiore maneggevolezza, anche con i guanti della muta. Ben curata la finitura, con diversi tipi di spazzolatura, indici e numeri incisi e riempiti di vernice nera. Anche in questo caso va ribadito che Philip Watch avrebbe potuto evitare simili raffinatezze per rendere il tutto più semplice e meno costoso, mentre ha preferito curare i Caribbean nei minimi dettagli anche se la bellezza era, in questo caso, l’ultimo degli obiettivi. Un’ulteriore diffiicoltà sta nella capacità di centrare la corrispondenza degli indici sul quadrante con quelli della lunetta, ben riuscita considerando anche l’errore di parallasse che in un’osservazione da distanza ravvicinata rischia di apparire incerta. La versione con il quadrante nero e quella con il quadrante arancione appartengono a due serie differenti, probabilmente realizzate in tempi diversi: la collezione è rimasta in catalogo per qualche anno, su richiesta degli appassionati di orologi “estremi”. Fra i due modelli si rilevano quindi alcune piccole differenze: per primo il bracciale, con le stesse maglie centrali, ma che nell’esemplare dal quadrante arancione è rastremato mentre è dritto in quello nero. In quest’ultimo caso, del resto, il bracciale proviene quasi sicuramente da un’altra collezione ed è stato poi adattato al Caribbean, come appare evidente dal sistema di aggancio della maglia di attacco (seppure potrebbe essere stato modifi cato da un intervento successivo): una scelta intelligente perché consentiva un’economia di scala positiva, senza minimamente incidere sulla funzionalità. La cassa è leggermente diversa nello spessore e anche il vetro ha una sporgenza diff erente. Tuttavia la differenza maggiore sta nel colore del quadrante. Alla base c’è sicuramente la volontà di offrire al cliente una gamma cromatica più ampia, ma la scelta dell’arancione non è casuale: è un colore che si vede bene anche sott’acqua. Tuttavia, in mancanza di luce, il contrasto degli indici luminescenti verdi con il quadrante arancione è meno forte di quello con il quadrante nero, per cui si è scelto di offrire entrambe le versioni.
Senza dimenticare che sott’acqua il vetro, a certe angolature, crea un eff etto specchio che impedisce di leggere il quadrante. Proprio la bombatura interna del vetro è utile per correggere quasi totalmente questo effetto, fornendo al contempo maggiore resistenza alla pressione. Un orologio leggendario al punto che di tanto in tanto alla Philip Watch giungono richieste di una versione in chiave contemporanea. In realtà è pressoché impossibile, oggi, realizzare casse monoblocco a prezzi accettabili, ma non è detto che prima o poi non arrivi la sorpresa di un nuovo Caribbean “estremo”.

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La cassa monoblocco
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Il problema dell’impermeabilità degli orologi era stato risolto da Rolex, intorno al 1930, con l’invenzione della cassa Oyster. Tuttavia per i concorrenti non era facile aggirarne il brevetto, e ciò spinse gli altri marchi nella ricerca di alternative: Omega, per esempio, realizzò un modello con due casse, una inserita dentro l’altra e protetta con un premistoppa e due gancetti laterali. Si tentarono molte via, alcune delle quali piuttosto fantasiose, ma una delle soluzioni più efficaci ffu quella di ricorrere alla cassa monoblocco, studiata a partire dagli anni Venti/Trenta del Novecento, e poi accantonata per i costi elevati. In genere alla metà del secolo scorso gli orologi più economici venivano realizzati con la cassa d’ottone tornito, lavorato e poi ricoperto, tramite un procedimento galvanico, con oro, nichel o altro. Il risultato non sempre era convincente perché la placcatura si staccava facilmente, dopo qualche anno. In aggiunta si scoprì che l’uso massiccio di nichel e cromo era pericoloso per la salute e alcuni governi ne vietarono l’uso. I produttori svizzeri usano, in questi casi, una logica molto semplice: invece di produrre orologi diversi a seconda del Paese di destinazione (cosa che oltretutto avrebbe fatto nascere problemi logistici e comunque avrebbe aumentato i costi), si uniformano rapidamente al regolamento del Paese più severo.Vennero quindi abbandonate le casse d’ottone cromato o nichelato e si cominciò a utilizzare l’acciaio: il pezzo di acciaio era tornito e in seguito forato per alloggiare le anse, che in un secondo momento venivano saldate dall’interno o dall’esterno e in seguito rifi nite. Oggi esiste addirittura un regolamento così stringente da spingere i produttori svizzeri ad utilizzare acciai speciali; perfino i produttori giapponesi si sono rapidamente uniformati (anche alle severe regole per l’uso di materiali sintetici non dannosi per l’organismo), mentre sembrano esserci poche certezze a proposito dei prodotti cinesi di basso costo. Meglio verifi care con attenzione al momento dell’acquisto. Per le casse d’acciaio di miglior qualità veniva seguito un altro metodo di lavorazione: si preferiva sagomare la cassa grezza con una serie di passaggi successivi alla pressa, che lavorava su un blocco di metallo massiccio. Si tratta però di una lavorazione lunga, che obbliga a costose sequenze di lavorazione: la pressa muta infatti la struttura del metallo costringendo quindi ogni pezzo, dopo ciascun passaggio alla pressa, ad un riscaldamento in forni a temperatura controllata (rincrudimento) e successivi lenti raffreddamenti. Dal momento che una cassa di particolare complessità può richiedere fi no ad una trentina di passaggi, si può ben comprendere fi no a che punto risparmiare sul numero dei passaggi consente di contenere i costi senza però incidere sulla qualità.
Anche le casse monoblocco venivano in parte lavorate alla pressa e in parte al tornio. La cassa monoblocco è infatti formata da un pezzo unico di metallo scavato, quindi è priva della consueta struttura composta da fondello, carrure (o castello) e lunetta, perché fondello e carrure costituiscono infatti un solo pezzo monoblocco, appunto.

Caribbean 5000

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Conformazione della cassa monoblocco
Il blocco di metallo viene prima passato alla pressa, poi tornito internamente solo dall’alto (e se c’è necessità di praticare degli scassi interni il lavoro si complica perché servono frese particolari), e infi ne rifi nito sia internamente che esternamente. La finitura interna potrebbe apparire secondaria, ma costituisce una fase fondamentale: se non è eseguita alla perfezione, infatti, le eventuali polveri metalliche residue possono rovinare gli ingranaggi del movimento. Vale anche per l’interno della cassa, sia pure con meno maniacalità, quanto vale per la finitura dei movimenti e la ragione è sempre la stessa: tecnica prima ancora che estetica. Terminata la finitura della cassa, il movimento viene inserito dall’alto e assicurato sul fondo per mezzo di alette (in genere ricavate per fresatura nello spessore della cassa), anziché con il consueto anello di incasso. Infine si inserisce nel movimento la tige, con la corona di carica, e si chiude il tutto con una doppia lunetta avvitata, che da un lato va a serrare la cassa e il vetro, mentre dall’altro è lavorata per consentire il montaggio della lunetta girevole. È facile comprendere come si tratti di una lavorazione lunga e costosa, tanto che al giorno d’oggi le casse monoblocco sono poco diffuse (con qualche celebre eccezione, come il Royal Oak di Audemars Piguet), sia appunto per i costi di fabbricazione sia per la difficoltà di manutenzione.
Va considerato infatti che, per intervenire sul movimento, una normale cassa in tre pezzi può essere aperta sia dalla lunetta che dal fondello, riducendo il rischio di difficoltà nel caso una delle due parti si sia in qualche modo incastrata nella carrure. Nel caso di un orologio con cassa monoblocco, invece, c’è solo una possibile apertura, estremamente problematica in caso di difficoltà . Lo smontaggio per la periodica manutenzione (o per il cambio della batteria, nei modelli con movimento al quarzo) comporta dunque una sequenza di operazioni poco abituale, per il tecnico, che deve preferibilmente avere un training specifi co. Non ostante queste difficoltà, alcune marche preferivano dotare i propri orologi di cassa monoblocco perché una volta garantiva un’elevata impermeabilità. È probabile che la cassa dei Caribbean 5000 avesse un’estetica improntata alla massima semplicità proprio per unire i notevoli vantaggi del sistema monoblocco ad un contenimento dei prezzi, scegliendo forme non troppo complesse che richiedevano un numero considerevolmente inferiore di passaggi alla pressa, senza però minimamente dover cedere nulla in termini di qualità tecnica.



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Crono61
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Messaggioda Crono61 » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-02-25 10:18,

Ti faccio i miei complimenti per questa bellissima recensione e do un piccolo contributo postando il mio Caribbean 5000:
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Francesco Luzzu
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Messaggioda Francesco Luzzu » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-02-25 10:43,

Il Caribbean 5000 lo porto nel cuore, come tutta la serie Caribbean, e sinceramente non mi so spiegare il perché dal momento che li ho avuti tutti, tranne il 3000, e dopo un pò venduti.
Forse sarà il loro grande fascino e perché li ho visti al polso di Scarpati, Maiorca, e tanti altri grandi personaggi, fu un grande orologio di moda.
Io nell'uso intenso ho avuto qualche problema però nell'ultima serie, il 5000, hanno voluto risparmiare su una cosa che precedentemente non ha mai dato problemi: il clichet antiritorno della ghiera girevole unidirezionale.
Tale clichet è un anello saldato alla cassa e ha un solo lembo rialzato per fare il click click, detto anello lavora verticalmente ed essendo in inox troppo rigido si spezza, almeno a me si spezzava sempre con grande incazzatura nel posto dove ero, e per questo motivo l'ho venduto.
Magari era il mio così sfigato ma il 1500 e 2000 quello scherzetto non me lo hanno mai fatto.
Però se dovessero rifarne un'edizione fatta bene lo comprerei volentieri.




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Hydroman
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Messaggioda Hydroman » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-02-25 10:53,

Grazie del tuo contributo, ma vorrei andare oltre e vi vorrei chiedere di fare delle foto più dettagliate da poter inserire in base alla descrizione, esempio quando parla della corona, o del bracciale, o delle anse, insomma.... raccontare con illustrazioni quento riportato. Mi date una mano ?



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Segnatempo
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Messaggioda Segnatempo » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-04-24 09:49,

Il mio contributo!

http://www.segnatempo.it/foto/carribean ... 6.jpg"#34; )




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Messaggioda Hydroman » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-04-26 17:36,

Grazie Mic, se ne hai altre in prospettive diverse, sono bene accette ;)



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Messaggioda aquaman* » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2013-04-26 21:22,

Già vista, ma mi piace sempre!


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L' orologio e' l'oppio dei popoli


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Messaggioda musca65 » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2014-07-14 23:14,

Ciao a tutti, sono Antonio (mi sono presentato nell'apposita sezione poco fa).
Ho un Caribbean 5000 versione windsurf al quarzo. L'orologio in questione ha un vetro "adattato", l'originale si è incrinato molti anni fa. Purtroppo ha perso completamente l'impermeabilità.
Cerco qualche dritta per reperire il ricambio originale.

Grazie!




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Messaggioda Hydroman » 18 dic 2014, 5:08

Data originale: 2014-07-14 23:34,

Ciao Antonio, purtroppo i ricambi sono rari come l'acqua nel deserto :) Puoi in qualche modo farmi avere la referenza dell'orologio e provo tramite un mio amico....
Altra cosa che potresti vedere è qualche centro assistenza in Zona Napoli per la Pw. MAgari riescono a tirar fuori qualcosa. Devi avere pazienza...intanto mandami la referenza ;)



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